



Esposto ad Ancona un raro reperto scultoreo del I sec. d.C. in cui attraverso il rigore formale l´artista ci consegna l´immagine di Cesare Augusto Ottaviano ornata da un lembo della veste di Pontifex Maximus.
Nell´attesa che le sale del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, ancora danneggiate dal terremoto del 1972, possano esporla in modo permanente, la scultura dell´Augusto capite velato sarà ospitata fino al 31.05.2008 presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona. Collocata all´interno della sala romana, in questo ambiente unico in Italia per la possibilità che offre non solo di essere vista dal pubblico normale ma anche fruita attraverso il contatto tattile dai non vedenti, ritrova meritata accoglienza e opportuna rivalutazione. Repertata nel 1863 nei pressi di Palazzo Ferretti e nelle immediate adiacenze dell´antico anfiteatro romano, la scultura ritrae, nel livido candore del marmo, il volto di Cesare Augusto Ottaviano (
Il suo volto, incorniciato da un lembo dell´abito sacerdotale, attraverso fattezze somatiche di rara purezza formale ed un´espressione di serena lucentezza, coglie con rara maestria quell´atteggiamento di pia devozione verso gli dèi con cui si rivolgeva loro affidandovi il destino imperiale di Roma.
Un leggero incavo delle guance ed alcuni accenni di rughe che solcano la superficie morbida e ben modellata ci consegnano l´aspetto di un uomo maturo avvolto in aura di arcana pensosità.
Augusto capite velato
Mole Tattile Statale Omero
Via Tiziano, 50 60121 Ancona
Tel. 0712811935 Fax 071 2818358
Da martedì a sabato: 9.00 / 13.00 - 15.00 / 19.00
Domenica: 16.00 / 19.30 - 13.00 / 17.00 - 20.00
Chiuso 25 e 31 dicembre, 1 maggio.
In occasione della mostra sono previsti specifici laboratori.
Costo laboratorio Eur. 2.40 ad alunno
Costo visita guidata Eur. 1.20 ad alunno
Disabili ed accompagnatori gratuito.
Sito http://www.museoomero.it
E-mail : info@museoomero.it
Ufficio stampa Gabriella Papini "Economia&Cultura info tel. 071200648 - 2079603
Gian Paolo G.

A trent’anni di distanza dall’esposizione nella cattedrale di San Ciriaco,che segnò un altissimo momento artistico e culturale, è tornato ad Ancona il Miserere di Georges Rouault (Paris 1871-1958) la suite incisoria in 58 tavole originali eseguite tra il 1914 e il 1927, che rappresenta il vertice artistico di quello che viene ritenuto il più grande interprete dell’ arte sacra del Novecento. La mostra, allestita in occasione della recente visita a Loreto di Papa Bendetto XVI nello scenario della Mole Vanvitelliana, resterà aperta fino al 18 novembre.
Dotato di uno stile autonomo che lo rese estraneo alle correnti artistiche a lui contemporanee e lontano perfino dalla poetica espressionista cui fu immotivatamente associato, l’artista francese fu invece influenzato dal pensiero filosofico e dalla spiritualità di Jacques Maritain a cui fu legato da un’affinità profonda e costante nel tempo.
Con lui la retorica tradizionale del dolore lascia definitivamente il posto ad una vibrante tensione poetica in cui umanesimo e cristianesimo si fondono nel grido silenzioso e nella dignità rubata del mondo dei vinti. Egli pone l’uomo al centro di un pellegrinaggio di dolore sulla terra che lo vede prostrato, schernito e addolorato, solo dinanzi al destino. Racconta il dramma di una società venata dal solco profondo dell’ipocrisia e del peccato, portando sulla scena uomini potenti, clown, giudici, contadini, donne dell’alta borghesia e prostitute, tutti accomunati dallo stordimento doloroso di un assurdo destino in una rappresentazione priva tuttavia di discernimento morale. Questi personaggi, che vengono estratti dal loro habitus e portati dinanzi a noi per glorificarli nella loro sofferente e umiliante solitudine, ci guardano negli occhi con lo stesso sconforto del Cristo abbandonato dal padre sulla croce.
Eppure questo raffinato interprete del dramma umano, capace di realizzare uno dei più grandi progetti culturali del Novecento, finisce per offrirci nella vastità di un messaggio grandioso una possibilità di riscatto troppo aderente al sacro per poter essere fruibile da tutti. La dolorosa consapevolezza della condizione umana, il senso della morte, le ansie e le fobie di un’epoca funestata dall’insensatezza della guerra, magistralmente espressi nella sequenza delle tavole grazie all’impiego della tecnica dell’acquatinta allo zucchero, trovano ragione solo nel sacrificio di Cristo, il solo punto da cui ripartire alla rifondazione dei valori umani. Perfino la denuncia nei confronti di una nascente società borghese, insensibile, cinica e indifferente alle condizioni di emarginazione delle fasce più deboli si ferma davanti alla possibilità di una condanna morale o di una considerazione politica.
L’umanesimo di Rouault pur muovendo dalla denuncia della guerra e dalla partecipazione alle sofferenze terrene, risulta infatti caratterizzato da una vigorosa ansia religiosa. Esso è proteso unicamente alla liberazione dell’uomo dalla mediocrità e dalle contraddizioni della nuova società borghese attraverso un percorso di redenzione cristiana. Non a caso infatti
Al termine di questo denso percorso coinvolgente di poesia e di tecnica pittorica, uscendo dalle segrete della Mole sentiamo sulle nostre spalle quello stesso fardello di incubi eterni e di lancinanti dolori che l’uomo esistenzialista di Rouault trascina dietro di sé per le vie del mondo come Cristo la sua croce.
Gian Paolo G.
MISERERE
ANCONA,
9 AGOSTO 18 NOVEMBRE 2007