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sabato, 15 novembre 2008

SUNSET LIMITED di Cormac McCarthy


SUNSET LIMITED di Cormac McCarthy

Einaudi 2008
Traduttore: M. Testa
Pagine: 120
ISBN:
8806192175
Prezzo: 10 €


Si potrebbe cominciare dal dire che "Sunset limited" è un buon libro. Buono prima che bello.

Un buon libro direi che si distingue se è capace di sedimentare e di far germinare a lungo: un buon libro è più terreno che frutto insomma, e come la buona terra che da buoni frutti va a fondo e ogni strato, dal più fertile e nero al più profondo e compatto, sono in relazione e sostegno l'uno per l'altro.


Una buona lettura di questo libro non può quindi prescindere dalla complessa stratificazione di cui è tessuto e in cui lo scritture si è, visibilmente, compiaciuto, dando luogo a una creazione che ha vita e spazio propri.

Tanto per dire il tema uso le parole di Doninelli: "Nero, un uomo di colore, ex-galeotto poi fattosi cristiano, salva Bianco, un intellettuale, dal suicidio: stava per gettarsi sotto il Sunset Limited, il treno passeggeri in servizio tra la California e la Florida fino alla fine del 2005, quando l'uragano Katrina devastò la rete ferroviaria di New Orleans e dintorni. Nero porta Bianco a casa sua, ma Bianco non è contento di essere stato salvato: voleva e vuole morire. La conversazione si svolge intorno a un tavolo, i cui lati sono come i due lati dell'Universo."

A una prima lettura la situazione è semplice e schematica: il bianco è un triste intellettuale scettico, il nero un toccato dalla grazia. Il nero parla e il bianco ascolta. Il bianco non ha argomenti se non la sconfitta dei suoi stessi ideali e il nero è ricco di una ricchezza, una facondia di parola che non è in fin dei conti sua ("quando vi interrogheranno non abbiate timore di cosa dovrete dire, perché sarà lo Spirito a parlare in voi"). Il nero ha ragione e il bianco scappa. Tutto molto chiaro, dall'inizio alla fine.

O quasi. Perché in definitiva è la fine, la chiusa, che riapre totalmente i giochi e alza un cartello grande così: "NON TUTTO E' COSI' CHIARO E SEMPLICE, PER NESSUNO", e costringe a chiedersi quale sia il senso vero di quel che ci[1] è avvenuto leggendo. In effetti il Mistero, latente (quasi sornione) in tutto il dialogo, irrompe ed anzi straripa nelle ultime tre quattro frasi e così mette in luce che, in realtà, è sempre stato lì, ma nessuno (nessuno! dei due nessuno) lo aveva guardato. E con quello strappo costringe il nero a arrivare al centro di sé e chiedere, per la prima volta, la ragione per sé di quel dialogo, invece di cercare le ragioni per il bianco. E' questo rovesciamento, questo dentro-fuori-dentro (ciò che era dentro, al fondo del dialogo, finalmente viene fuori, per poter entrare davvero e definitivamente nel nero) che costituisce non la chiave di lettura (le chiavi aprono e chiudono) ma il movimento, il gesto, la gestualità principale del racconto. Dentro-fuori-dentro e a fondo in un contesto che pare chiuso, definito e definitorio: è un modo per lo scrittore di far vedere (costringere a cercare, in primis) il mistero senza mai indicarlo e parlarne.

Cominciamo dal titolo: è il nome del treno che deve "prendere" il bianco, ma questo non lo sappiamo e il titolo è il primo punto di attacco e quindi non possiamo non guardare il potere evocativo che queste parole hanno. Una traduzione può essere, letteralmente, "tramonto limitato", ovvero "tramonto, ma con un limite, una limitazione": "limitato" come in "proprietà limitata" o "responsabilità limitata[2]", che non va oltre un certo limite, che si ferma su una soglia. Un tramonto ma con dei limiti, non definitivo, come se il sole non tramontasse davvero ma si limitasse a arrivare basso sull'orizzonte, quasi tutto sotto il limite (appunto) dell'orizzonte ma come una promessa di rialzarsi, ri-sorgere (up-rising). L'inglese ha una espressione per questa zona di chiaro-scuro: "twilight zone", quasi intraducibile[3], che indica, diremmo noi "l'ora in cui tutti gatti sono bigi". Il bianco e il nero si confondono, fondono, scambiano gli ruoli. Perché la posizione interessante dell'autore è che, senza "prendere posizione" tra i due, non per questo li confonde in un indistinto "tutti hanno ragione e tutti hanno torto": è chiaro che uno solo può aver ragione, ma non si sa chi è, e averli portati al "limite del tramonto" li porta a scambiarsi in definitiva i ruoli. Ancora il movimento di rovesciamento che si esplicita appunto nel nero che si interroga su di sé: il problema è il suo, il dramma è il suo, è lui che deve essere salvato, è lui che ha bisogno di un angelo custode che lo venga a salvare.

E dunque non è fin dall'inizio così: chi è tentato (dalla morte, dal fallimento) non è il bianco ma il nero, chi dubita davvero alla fine è il nero, che deve ritrovare la forza di non "prendere il treno" ma di ributtarsi tutto nel mistero. E allora il nero non è l'angelo salvatore: il bianco è forse invece l'angelo tentatore, non mandato da Dio ma da Dio permesso perché la virtù del nero sia provata (Giobbe). La partita non è fra le ragioni del credente e le ragioni dell'ateo: la partita in definitiva è tra il credente e Dio (Giacobbe al passaggio del fiume) e chi ha perso (il nero) può uscirne vincitore (ma segnato nel corpo). Dentro-fuori-dentro.

Perché di una partita evidentemente si tratta: "il nero muove", "il bianco abbozza una difesa", "il nero tenta un attacco", "il bianco arrocca". E' fin troppo evidente nel succedersi di nero-bianco-nero ma anche nell'ambientazione (due davanti a un tavolino spoglio, un tot di tempo a testa) e nella successione delle aperture e delle strategie. Il nero attacca ingenuamente, il bianco è più tattico, il nero cerca tempo per ulteriori mosse ma il bianco lo logora lentamente mangiandogli i pezzi, fino al contrattacco finale, spietato, "il bianco muove e vince in tre mosse[4]", fine (no). E non si può non farsi venire in mente un'altra grande partita a scacchi con in palio vita e morte: quella tra il Cavaliere e la Morte ne "Il settimo sigillo" di Ingmar Bergman. La morte lì è nera, sarcastica, terribilmente razionale e il cavaliere bianco muove per scappare dalla morte ma poi per andarle incontro.

Come d'altronde non si può non tenere presente gli altri spunti letterari[5] collegati al tema dell'angelo custode/protettore e eventualmente salvatore di un tentato suicida: "La vita è meravigliosa" di Frank Capra e "Il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders. Del primo rimane l'idea dell'aspirante angelo (il nero qui, lì il buffo Clarence) che deve fare una buona azione per meritarsi le ali[6], nel secondo (più prossimo) il tema del rovesciamento dei ruoli è esplicito, gli angeli[7] scelgono di diventare uomini e gli uomini (lo stazzonatissimo Peter Falk che interpreta se stesso) ricordano di essere stati angeli. Indirettamente quindi anche le poesie di Rilke che fecero da ispirazione a Wenders.

Ripercorrendo all'indietro sono poi tanti gli indizi che costruiscono i molti strati di lettura del libro. Il salvataggio del bianco non è sostanzialmente fisico: quasi non c'è un gesto ma un prima (il tentato suicidio) e complanare l'abbraccio del nero. La stessa presenza e posizione del nero nella stazione ha del misterioso. La stessa ambientazione un po' claustrofobia (i chiavistelli alla porta, i drogati che assediano la stanza) contribuisce a un'atmosfera di sospensione.

In definitiva il libro che pare in fin dei conti bloccato (tanto che ci si chiede, avanzando nella lettura: "vediamo ora come ne esce fuori, l'autore, da questo avviluppo") è poi sfondato e riaperto ad ogni possibilità. Avendo dato per centocinque pagine ragione al nero e silenzio al bianco,  rovesciando poi la vittoria dal campo del nero a quello del bianco e riaprendo tutto con l'urlo finale, non c'è nulla di concluso, ma tutto è (di nuovo) possibile. Il nero può farcela. Il bianco stesso (perché dovremmo essere certi del contrario?) può farcela.


Note

[1] E' assolutamente straordinaria la capacità di McCarty (qui come ne "La strada" o "Non è un paese per vecchi", qui con pure parole di dialogo, lì con dialogo e azione) di portare il lettore all'immedesimazione. Per questo dico "ci è avvenuto", perché accade al nero, quindi a noi. E come il nero infine si interroga (o meglio, interroga il mistero) così noi siamo condotti a cercare che cosa in effetti ci sia accaduto leggendo.

[2] "Limited" è il termine giuridico inglese per i brevetti  ("limitano" la possibilità di usare un bene o una proprietà intellettuale) e per le società (società in cui la responsabilità degli azionisti "si limita", non va oltre il capitale in azioni).

[3] "Zona del crepuscolo": il momento in cui il sole è tramontato ma ancora c'è luce per effetto della rifrazione dell'atmosfera.

[4] Scrive sempre Doninelli: "Perché lì Nero ha commesso l'errore decisivo: ha creduto che i giochi fossero fatti, cedendo all'idea che, se Dio gli aveva permesso di salvare quell'uomo, la storia non poteva che terminare con la sua conversione. La sua passione per i calcoli e i numeri, in sé eccellente, qui lo tradisce. C'è un vizio americano, per così dire, che abbassa per un attimo la tensione, e Bianco ne approfitta per colpire e poi andarsene."

[5] Filmici in realtà, almeno quelli che mi vengono primi in mente. D'altronde McCarty è filmico per natura: i suoi libri sono già tutti sceneggiature.

[6] Ma qui la buona azione non riuscirà.

[7] Il punto di vista degli angeli nel film è rappresentato in bianco e nero…

Andrea B.

Scheda Einaudi della traduzione italiana
Sito dell'autore
Il blog di Andrea Bonvicini
postato da: Fabrieli alle ore 10:11 | link | commenti (1)
categorie: contemporaneo, straniero

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