


Una giusta presenzaAl giorno di oggi la presenza dei cristiani e del cristianesimo sulla scena italiana non gode di molta simpatia. Per reciproche colpe, di credenti e laici, si inasprisce sempre di più uno scontro ideologico che non rispecchia né la vera volontà del Signore, né il vero spirito laico. Sembra che il terreno di scontro sia sempre il campo sessuale o il sottile e labile confine dell’etica biologica. Da credente, o meglio, da persona che si sforza di credere e di crescere nella sequela, nella fede del Signore Gesù, credo che il ruolo dei cristiani vada rifondato o meglio messo in un meccanismo di continua conversione.
Per iniziare e’ importante tener ben presenti nel cuore le affermazioni del n. 7 della “Veritatis Splendor” : «Nel giovane, che il Vangelo di Matteo non nomina, possiamo riconoscere ogni uomo che, coscientemente o no, si avvicina a Cristo, Redentore dell’uomo, e gli pone la domanda morale. Per il giovane, prima che di una domanda sulle regole da osservare, è una domanda di pienezza di significato per la vita». E in effetti, è questa l’aspirazione che sta al cuore di ogni decisione e di ogni azione umana, la segreta ricerca e l’intimo impulso che muove la libertà. Questa domanda è ultimamente un appello al Bene assoluto che ci attrae e ci chiama a sé, è l’eco di una vocazione di Dio origine e fine della vita dell’uomo».
Vi è un bene assoluto quindi, che chiama in causa ogni uomo ed in modo particolare i cristiani adulti perché “a chi ha sarà chiesto di più”. SI, i cristiani possono e devono indicare un senso alla vita degli uomini; possono e devono indicare un’etica che miri alla giustizia sociale, che sappia vedere il male, condannarlo ed indicare il bene e perseguirlo. Si può e si deve senza mai cadere nella tentazione di essere un’alternativa per tutti (la fede non si impone, mai!) in quanto non per tutti è il cristianesimo. Né si deve cadere nella tentazione di essere un “supplemento di anima” alla società in cerca di sostegno: questo svilirebbe la potenza della croce e del Vangelo, e renderebbe i cristiani schiavi del potere!
Ovviamente la situazione attuale è molto complessa e va subito superata l’idea di un’etica ridotta solo al privato, per ritrovare nel Vangelo ispirazione e forza per ridisegnare un tessuto sociale più fraterno e più giusto. In questo credo sia giusto e fruttificante avere come punto di riferimento le prospettive delineate in “Novo millennio ineunte” soprattutto al capitolo IV. “Compito primario della Chiesa è testimoniare la gioia e la speranza originate dalla fede nel Signore Gesù Cristo, vivendo nella compagnia degli uomini, in piena solidarietà con loro, soprattutto con i più deboli” si tratta cioè di porci come “collaboratori della gioia” dei nostri fratelli, evitando di far da padroni sulla fede” (2 Cor 1,24), in maniera da essere insieme a loro “portatori della gioia a ogni uomo”.
Al momento storico in cui siamo è bene che una delle due parti (credenti e laici) smorzi i toni, mostri segni di apertura, abbandoni i toni continui di polemica spiccia e non costruttiva. Compito del cristiano è non evadere la storia ma vivere la storia nella compagnia degli uomini e non contro gli altri uomini! Questo va sempre ricordato. Per il Signore non esistono cristiani e non cristiani ma tutti sono suoi figli! Si, la chiesa è espressione della primizia dell’umanità ma anche chi non vi appartiene è per Dio suo preziosissimo figlio! A volte credo che noi credenti queste elementari verità le dimentichiamo volutamente per ritrovare un’identità che però abita altrove e non in queste cose. Certo i cristiani non rinunceranno mai alle loro convinzioni dettate dall’incontro col loro Signore; ma mai e poi mai perseguiteranno chi la pensa diversamente.
E allora cosa caratterizza i cristiani? Quale il loro ruolo nella società? Personalmente sono sempre più persuaso che i cristiani, come già profeticamente ci dice la “lettera a Diogneto”, non si distinguono per costumi particolari, lingue diverse, abitudini troppo stravaganti rispetto agli altri uomini. No! L’unica distinzione è la fede nel Signore, nella risurrezione e soprattutto nell’amore verso tutti fino al nemico. Questa è l’unica differenza.
A mio parere la difficoltà odierna è che questa differenza sia poco creduta e praticata. Le “opere belle” di cui parla il vangelo sono messe troppo sotto il lucerniere o sotto il mogio; e quelle che vengono messe in mostra corrono spesso il rischio di non essere attribuite al Signore ma alle sole mani umane e quindi diventano Philautia (amore di se stesso, solo dell’uomo). Ma il cristianesimo è altro, molto di più. E’ qualcosa che ha ancora molto da dire all’uomo di oggi e di domani. Senza arroganza, ma con molta umiltà, come servizio all’uomo. Come ha fatto il suo Signore.

Giraldi Editore, 2006
K come Kindo, un ragazzino dotato di un’intelligenza precoce alle prese con le gioie e le difficoltà della vita; K come Karin, una bella donna che aderisce amorevolmente al ruolo di moglie e di madre; K come Kevin, un uomo calvo, sdentato, con un naso lungo e storto e due sopracciglia folte come la scopa della befana, ridicola parodia di un padre tenero e goffo; K come Kicco, un cane meticcio con le gambe corte e privo di coda.
Forse K come già i Kika Kamillo e Kromo di Francesco Tullio Altan. Oppure K come Key : la chiave per entrare nel cuore di un bambino, come avanza argutamente Daniela Domenica nell’introduzione. Una chiave che gli adulti hanno obliato tra i tesori infantili quando hanno iniziato a credere a miraggi di verità più ricche di quelle che recavano nella propria anima. Susanna Sarti questa chiave magica per nostra fortuna l’ha conservata e dopo averla riesumata dalla soffitta polverosa del proprio passato l’ha utilizzata riuscendo a calarsi perfettamente nei desideri nascosti e nelle speranze di un bambino.
Kindo racconta in prima persona descrivendo con un delicato tocco di sana ironia, non priva di generoso affetto, lo stravagante nucleo familiare che anima lo scenario della sua infanzia. Fino al giorno in cui si spalanca dinanzi alla sua vista uno scenario seducente ed inebriante di un mondo in cui il sole non tramonta mai sull’ armonia e la pace assoluta.
Tuttavia Kindo riuscirà a resistere alla malia illusoria di un rifugio rassicurante tra i campi aperti dell’eterna giovinezza, avvertendo con rara capacità di discernimento, tutta l’inadeguatezza di un’esistenza priva di affetti e di dolori, di speranze e di delusioni, di amore e di morte. Ma da questa esperienza uscirà profondamente rinnovato, poiché lontano ed estraneo a se stesso l’io diventa meravigliosamente oggettivo, predisponendo il proprio animo ad un impiego stimolante ed impegnato della propria vita.
Con questo racconto piacevole, coinvolgente ed amabilmente surreale, Susanna Sarti non mira a collocarsi autorevolmente nei luoghi sempre persi e ritrovati della tradizione fiabesca. Nel suo libro non troviamo traccia della fantasia linguistica e dell’eleganza del nonsense rodariano. La sua incursione nel tempo eterno del mito e della fiaba mira, con grande grazia creativa, a trasfigurare le vicende entro una dimensione più consona all’esperienza di oggi, attraverso un convincente equilibrio di fantasia, di fiaba e di realtà quotidiana. L’autrice non punta alla liberazione dirompente della fantasia, né alla mera astrazione consolatoria, ma se ne serve unicamente come strumento di lotta e di dissacrazione, come una lama va ad infilarsi dritta nel cuore degli adulti.
Con un linguaggio che ha il pregio di restare semplice e concreto, di folgorante immediatezza morale e descrittiva, ci offre un prova narrativa che tratta della storia della crescita di un ragazzino, ma anche del tema della maturità affidandosi ad un fine senso dell’umorismo e dell’ironia.
La scrittrice emiliana si conferma scrittrice versatile, capace di creare figure e situazioni che catturano per la loro efficacia, non priva di accenti delicati e di contenuta emotività. E con questo libro ci sforna una pietanza di squisita bontà, in cui c’è tutto, ma proprio tutto ciò che deve avere una fiaba per essere bella. La si divora in poco tempo e lascia un gradevolissimo, delicato sapore di cose buone, genuine e gustose.
MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE di Paulo Coelho
Titolo orig.: MANUAL DO GUERREIRO DA LUZ
Bompiani, 1997
Pagine: 156
ISBN: 88-452-3183-6
Prezzo: 10€

Questo piccolo best seller di Paolo Cohelo, si può definire uno di quei libri che non possono assolutamente mancare in una libreria.
Di per sé non è un libro che segue una sua logica come siamo abituati solitamente. In questo sta anche la sua originalità e bellezza. E’ la storia di un ragazzo che sulle sponde del mare è invitato da una misteriosa donna ad ascoltare il suono delle campane. Un chiaro invito all’interiorità, ad ascoltare se stessi, a ritornare in sé. Un tema caro a molte religioni e carissimo al Cristianesimo. Basti pensare ad Abramo che è invitato da Dio a “uscire dalla sua terra”leggiamo sulle nostre traduzioni, ma in verità la corretta espressione dall’ebraico sarebbe “Va verso te stesso, ritorna verso te stesso” per riscoprirti e ritrovarti aggiungeremmo noi. Un tema dunque in comune con gli ebrei e non solo; un tema chiarissimo anche nella tradizione cristiana autentica, radicata nelle scritture; come non far venire alla mente la parabola del Figlio prodigo, dove il minore dei fratelli una volta toccato il fondo di se stesso “ritorna in sé” – dice il brano – e decide di ritornare da suo padre.
Questo è un sicuramente il filo rosso di questo piccolo gioiello di letteratura moderna, che si snoda in piccole raccolte - oserei dire- sapienziali che danno luce in chi le legge. Oltre al tema del cercare dentro di sé la verità e la forza, sono affrontati temi quali il discernere, il perdono, lo scegliere sempre la parte buona della vita ma anche la capacità di accettare i propri limiti e di superarli nel tempo. Ovviamente non manca il grande tema dell’Amore. Non solo inteso quale rapporto tra uomo e donna ma anche come realizzazione di sé; Amore come risposta alla domanda profonda sul senso della vita.
Chi s’imbatte in questo libro conosciutissimo in tutto il mondo, trova sempre una pagina, una frase, una situazione che parla del suo momento, alla sua situazione. E’ un libro che per sua natura si presta a essere riletto molte volte; il lettore non saprà resistere nel ritornare sul corpo centrale del libro per andare a cercare la pagina che più può aiutarlo in quel momento.
In definitiva è un piccolo breviario d spiritualità dal quale chiunque e in qualsiasi momento della giornata può attingerne la forza e la luce.
Alessandro L.